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INDAGINI PATERNITA'/MATERNITA'

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PRINCIPIO

Ogni individuo possiede nel proprio DNA un codice specifico che definisce la sua impronta genetica (finger print).
Tale corredo genetico viene ereditato per il 50% dal padre ed il 50% dalla madre.
E' su questo principio che si basa il test di paternità che consiste quindi nel confrontare le caratteristiche genetiche del figlio oggetto d’indagine di paternità con quelle del presunto padre e della madre.

Il padre presunto potrà quindi essere definito padre biologico nel momento in cui metà del suo profilo genetico sarà in comune con il figlio/a.

La paternità viene ESCLUSA al 100%, nel caso in cui le caratteristiche genetiche del padre putativo discordano con quelle del figlio oggetto di indagine per almeno tre incompatibilità genetiche (ciò per la ricorrenza di mutazioni dei polimorfismi Short Tandem Repeat (STR) ).

La paternità viene invece ATTRIBUITA, nel caso in cui le caratteristiche genetiche del padre sono tutte compatibili con quelle del figlio.
In tal caso viene eseguita l’analisi biostatistica dei dati che fornisce una percentuale di attribuzione.

In Italia non esiste un limite numerico superato il quale la paternità biologica possa essere considerata provato, ed è per questo motivo che si fa riferimento a legislazioni di altri paesi europei come quella tedesca che ha stabilito il limite dello 0,9972, o quella dei Paesi Bassi ove il limite è 0,999.
E’ prassi corrente che da un accertamento di paternità nel quale sia determinato un valore una probabilità di paternità > a 0,999, scaturisca che la paternità biologica del padre presunto sia definitivamente provata.

IN COSA CONSISTE IL TEST DI PATERNITA’

Le regioni del DNA investigate per determinazione del profilo polimorfico del DNA di un individuo, sono rappresentate da sequenze ripetute altamente polimorfiche in lunghezza e variabili da individuo ad individuo (generalmente vengono investigate da 9 a 15 regioni o loci del DNA).
Tali regioni sono conosciute come regioni Microsatelliti o STR (Short Tandem Repeat).

La prima fase del test di paternità consiste nell’estrazione e la purificazione del DNA da campioni biologici relativi alle parti interessate;
segue quindi l’analisi dei microsatelliti condotta mediante una reazione enzimatica di amplificazione del DNA nota come Polymerase Chain Reaction (PCR), che permette di amplificare in vitro una specifica regione del DNA copiandola in varie fasi successive, fino ad ottenerne milioni di copie in quantità idonea per l’esecuzione dell’esame.

Segue la determinazione del profilo genetico, mediante un sequenziatore automatico a tecnologia fluorescente multicolore, che permette di effettuare un’indagine ad alto livello qualitativo, con tempi di risposta estremamente rapidi (massimo sette giorni), ed a basso costo, eliminando le imprecisioni associate all’impiego del tradizionale sistema a marcatura radioattiva.

Data l’elevata sensibilità e grazie al sofisticato metodo di analisi, il test di paternità può essere effettuato anche da campioni biologici differenti dal tradizionale prelievo ematico.

E’ possibile eseguire tale test anche su tracce di sangue o su campioni biologici ottenibili con tecniche non invasive, quali tampone boccale, capelli, urine e saliva (ciò è particolarmente vantaggioso soprattutto quanto tale accertamento interessa bambini molto piccoli. 
Il test di paternità può essere eseguito anche durante il periodo prenatale (gravidanza) in tal caso per l’esecuzione del test, si possono utilizzare cellule fetali ottenute o mediante prelievo di villi coriali (PVC o villocentesi che si effettua normalmente intorna alla 10 – 13 settimana di gestazione) o mediante prelievo di cellule amniotiche (PCA o amniocentesi che generalmente si effettua dalla 15 alla 24 settimana di gestazione). Chiaramente per l’esecuzione del test sono anche necessari prelievo di sangue / tampone buccale della madre e del padre presunto.

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